| Reggio
- Cardeto - Gambarie Domenica 4 Febbraio 2001, dopo la nevicata della settimana precedente, si è deciso, insieme a Filippo, di salire a Gambarie approfittando della bella giornata che si stava presentando. Abbiamo concordato di fare la salita che da Cardeto porta ai campi di S. Agata. Partiamo dalla Stazione Centrale e, percorrendo la copertura del torrente Calopinace, arriviamo al rione S. Anna e da lì, andando verso Est, ai rioni Spirito Santo e Cannavò, qui
ne approfittiamo per riempire le borracce d'acqua ad una fontana situata sulla destra prima del ponte sul
Calopinace. Si prosegue e attraversato il ponte si va diritto per affrontare la breve salita e da lì andando a destra
in discesa incontriamo il rione San Sperato, da dove si imbocca, dopo circa trecento metri, la strada che sulla
sinistra ci porterà a Cataforio, San Salvatore (dove si possono visitare i ruderi della fortezza di Motta S. Agata di cui
più sotto è riportata una descrizione) e a Cardeto.

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Nome percorso: Reggio-Cardeto-Gambarie
Chilometri: circa 80 andata e ritorno
Tipo di percorso: L'itinerario si effettua tutto su strade asfaltate
Dislivello totale: mt. 1500
Altitudine max: 1410
Difficoltà percorso: come tutti quelli che conducono a Gambarie è un pò duro; adatto a chi non dispiace arrampicarsi; comunque, con un pò d'allenamento e dosando lo sforzo, lo si può affrontare senza molta fatica.
Tempo di percorrenza: 5 ore andata e ritorno
Periodo di percorribilità: tutto l'anno.
Rifornimento d'acqua: a Cannavò, Cardeto Vecchio, salita di Cardeto dopo il campo sportivo
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Si sale per Cardeto (mt 650 sl) che si raggiunge dopo circa 20 chilometri dalla partenza, la salita non è molto impegnativa, la strada è tutta asfaltata; con la bella stagione si può salire lungo l'alveo della fiumara S. Agata che si vede in tutta la sua bellezza scorrere con la sua portata d'acqua sulla nostra destra (è un percorso che abbiamo inserito nel calendario delle escursioni che faremo nei prossimi mesi). Arrivati a Cardeto ci fermiamo al bivio dove c'è, sulla destra, un tabernacolo che contiene una statua della Madonna, e ne approfittiamo per mangiare le crostatine che avevamo portato con noi (a proposito del mangiare, chi va in bici è bene che non lasci per strada gli involucri di carta o altri contenitori, non ci vuol niente a lasciarli nel primo cassonetto che si incontra per strada, anche così si contribuisce a mantenere la natura pulita così come l'abbiamo trovata). Si riparte e prendendo a sinistra percorriamo altri 11 chilometri di impegnativa salita per arrivare al paese nuovo di Cardeto Nord (mt 1.200 sl), ai bordi della strada si nota la bianca coltre della neve caduta nei giorni precedenti, per immortalare la giornata scattiamo qualche foto al bivio della strada che conduce a Vinco. Salendo ancora pedaliamo lasciandoci sui due lati della strada le distese innevate dei campi di S. Agata dove troneggiano alti alberi di castagno, incontriamo il cartello che indica il cantiere per la costruzione della galleria d'adduzione dell'acqua che provenendo dalla diga del Menta dovrà arrivare alla città di Reggio e dopo circa 4 chilometri, di cui l'ultimo dentro un bosco di castagni, arriviamo al bivio con la SS 183 (mt.1.400). Da qui, facendo molta attenzione alla neve ed al ghiaccio sulla strada, dopo circa 5 Km arriviamo a Gambarie invasa da una moltitudine di turisti e sciatori che offrivano una piacevole nota di colore. Nella ridente località turistica la temperatura era di circa 6 gradi ma, grazie all'insolazione fornita da una giornata assolata ed anche grazie a come eravamo equipaggiati, noi non abbiamo sofferto più di tanto il freddo. Dopo aver fatto un giro per la cittadina abbiamo intrapreso la strada di casa e scendendo per S. Stefano, S. Alessio e Laganadi siamo arrivati a Reggio. La salita che abbiamo affrontato in questo itinerario, secondo il mio parere, è quella meno impegnativa di quelle che portano a Gambarie, le rampe affrontate non sono di quelle "tagliagambe", si può pedalare anche con rapporti medi.

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Interesse Storico - Culturale Motta S. Agata era una città fortificata che sorgeva su una collina dove oggi c'è l'abitato di San Salvatore, distrutta da un tremendo terremoto che il 5 febbraio 1783, come racconta lo storico Domenico Spanò-Bolani, colpì l'intera Calabria meridionale
e parte della Sicilia. La città fortificata di Motta S. Agata, di origine bizantina, nacque per l'esigenza dei suoi abitanti di difendersi dalle invasioni e dalle scorrerie dei pirati saraceni che, risalendo il torrente S. Agata, terrorizzavano gli abitanti di quei luoghi preaspromontani. Oltre al pericolo che veniva dal mare, i santagatini dovevano far fronte a continui contrasti di carattere economico con la vicina Reggio che si accentuavano in occasione di fiere e mercati come quella che si teneva nel mese di luglio sul sagrato della chiesa di San Sperato e della quale i reggini detenevano il controllo. Della città fortificata rimangono alcuni ruderi coperti da rovi e tra questi si riconoscono la Cattolica o chiesa di San Nicola, la chiesa di San Basilio Magno, tracce di vie, di case e di cisterne. Nello spiazzo antistante la Cattolica si nota un cippo commemorativo che porta la data del 5 febbraio 1983 e lì posto dal Gruppo Meridionale ricerca e documentazione. Per arrivare alla fortezza bisogna affrontare a piedi un ripido sentiero che si inerpica per il fianco della collina. |

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By: Pasquale Lacava e Filippo Labate. Le notizie
sui luoghi sono tratte da un articolo a firma di Giorgio Gatto Costantino pubblicato sul giornale Gazzetta del Sud martedì 6 febbraio 2001 a pagina 22. E' gradita una comunicazione agli autori in caso di eventuali errori nella descrizione dell'itinerario.
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