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Itinerario
Gambarie Pietra Cappa
Con questo itinerario si va nella parte orientale del massiccio
dell'Aspromonte, dove ci sono caratteristiche formazioni rocciose
che prendono il nome di "Pietra", così a monte dei paesi di Canolo,
Antonimina, Ciminà, Cirella, Platì, San Luca, Natile si possono
ammirare le formazioni rocciose forgiate da millenni di erosione
degli agenti atmosferici: Pietra Cappa, Pietra Castello, Pietra
di Febo, le Torri di Canolo, la mole rocciosa dei Tre Pizzi, le
Rocce di S. Pietro. Tutta la zona della vallata delle Grandi Pietre
richiama alla mente paesaggi della Cappadocia.
La meta principale dell'escursione è Pietra Cappa (da "cauca" che vuol dire vuota o scavata nel tufo) un possente monolito alto circa 100 metri che svetta imperioso tra fitti boschi di leccio, la pietra è un simbolo per gli abitanti della zona caratterizzata da un'ampia fessura che permette un agevole passaggio alla sua base.
Si parte da Gambarie d'Aspromonte (1300 mt sl) direzione nord imboccando la SS 183 per raggiungere dopo 2,5 km il bivio per il laghetto di Rumia in località Pidima, a monte del laghetto vi è un sentiero immerso in un fitto bosco che percorriamo per un chilometro circa per arrivare alla radura dei Piani dei Quarti dove sulla destra inizia la salita che ci condurrà dopo 7 chilometri di media difficoltà alla località di Acqua della Face e dopo un altro chilometro sull'asfaltata che provenendo da Gambarie porta al massiccio del Montalto. Andiamo a sinistra e dopo circa 6 chilometri di salita asfaltata arriviamo alla base del Montalto (1850 mt slm).
Per arrivare in cima al Montalto o Monte Cocuzza percorriamo uno stretto e sinuoso sentiero (fruibile anche in bici) delimitato da una staccionata, arrivati in cima al monte si può ammirare la statua del Redentore lì posta in occasione del Giubileo del 1900 per volontà del Papa Leone XIII e sottoposta nel 1975 ad un lavoro di restauro resosi necessario per i gravi danni subiti dalla statua causati dalle intemperie e dai fulmini. Sulla cima del Monalto è posta anche una suggestiva Rosa dei Venti realizzata a cura del Gruppo Escursionisti d'Aspromonte di Reggio.
100 metri prima del Montalto, sulla sinistra si incontra una strada
dall'asfalto alquanto sconnesso che conduce dopo 9 chilometri di
discesa al bivio in località di Monte Fistocchio tralasciamo
la strada di sinistra che conduce ai Piani di Junco e proseguiamo
sull'asfaltata seguendo il cartello che indica il Santuario di Polsi,
si prosegue sempre sull'asfalto avendo cura di andare a sinistra
al successivo bivio per il Santuario di Polsi, proseguendo anche
con tratti in salita arriviamo (tralasciando sulla sinistra le deviazioni
per il Passo della Cerasara prima e successivamente per l'antico
sentiero di Misafumera "Monte tra due fiumare")
al panoramicissimo Pianoro di Serro Cropanelli (1320 mt slm). Da
qui inizia una impegnativa discesa sterrata di 10 chilometri (fare
attenzione ad alcuni tratti pietrosi) che ci permetterà di
arrivare dapprima al Casello Forestale di Carrà e poi, dopo
un tratto di asfalto, al bivio che sulla sinistra porta al casello
di San Giorgio, la discesa e la successiva salita sono sterrate
e intervallate da una fiumara ma non presentano eccessive difficoltà.
Terminato il breve tratto di salita andare a destra per raggiungere il vicino casello forestale di San Giorgio, da qui si può raggiungere la base di Pietra Cappa percorrendo (anche con la mtb) un tortuoso sentiero che con dei saliscendi conduce alla base del monolito. Caratteristica è la stretta fenditura alla base della Pietra formatasi da un lastrone di pietra rimasto inclinato ed appoggiato alla sovrastante struttura.
Tra le varie leggende sulla forma e nascita del monolito quella
di carattere religioso racconta che Gesù con i suoi discepoli,
navigando lungo le assolate coste della Calabria, si disset0' in
una fonte in un paesino della costa, ma dopo per risolvere il problema
della fame, Gesù ordinò ai suoi discepoli di prendere
un sasso e portarlo fino al fiume, il malizioso Pietro scelse accuratamente
un sasso piccolo per fare meno fatica.
Giunti sul greto del fiume, i discepoli si disposero in cerchio
intorno a Gesù, il quale invocando la benedizione divina
convertì i sassi in pani caldi e croccanti con grande disappunto
del discepolo Pietro che vide punita la sua poca propensione alla
fatica. Successivamente il Maestro ordinò nuovamente di prendere
un sasso, questa volta Pietro prese una pietra pesantissima con
la speranza di soddisfare la sua fame. Giunti a notte fonda in pianura
il Maestro ordinò che tutti posassero a terra le loro pietre
e si sedessero sopra per riposare.
Nuovamente deluso, San Pietro, riconoscendo il suo sbaglio, chiese
che quel sasso potesse almeno rimanere lì per sempre a duratura
memoria. Gesù, sorridendo, acconsentì che la grossa
pietra rimanesse in quella zona e, toccandola con un dito, la trasformò
in un gigantesco monolito alto 100 metri. I pastori del luogo raccontano
di strani rumori provenire dall'interno della pietra, si dice che
sia Malco che, all'epoca della Passione di Cristo lo colpì
al volto con uno schiaffo e che, dopo la sua morte, fu rinchiuso
da San Pietro in quel macigno condannato per l'eternità a
schiaffeggiare le pareti di pietra.
In zona si possono ammirare anche le Rocce di S. Pietro, per arrivarci bisogna uscire dal recinto del casello forestale e salire sulla destra per poi imboccare, dopo una discesa cementata, un sentiero sulla destra contraddistinto da un ovile, sempre in discesa si piega a sinistra e si raggiungerà, dopo aver attraversato un cancelletto, la zona delle Rocce di S. Pietro. Il luogo è caratterizzato dall'Asceterio utilizzato come rifugio dagli eremiti e monaci basiliani che nel periodo che va dal VI°al X° secolo si erano insediati in queste zone per sfuggire alle persecuzioni cui erano sottoposti da parte dei musulmani nei paesi d'origine. Nel caratteristico luogo troviamo l'Asceterio principale composto da un piano terra sormontato da una camera superiore tutto scavato nella pietra, vicino vi è una grotta di dimensioni più piccole.
Per il ritorno a Gambarie si può utilizzare la stessa strada dell'andata con la deviazione che si incontra sulla destra al bivio di Monte Fistocchio e che conduce dapprima ai piani di Junco e, svoltando a sinistra, successivamente ai Piani di Carmelia, questa deviazione consentirà di evitare la dura ascesa di 9 chilometri per Montalto.
Giunti al Villaggio di Carmelia contraddistinto da un'attrezzata area pic-nic adiacente alla chiesetta di Maria SS. della Salute, andiamo a sinistra dapprima dentro una fitta pineta e successivamente dentro una lussureggiante faggeta. La strada è molto compromessa con diversi tratti pietrosi ma non presenta eccessive difficoltà, il secondo tratto è su asfalto in discesa che ci permetterà di immetterci sulla SS 183 proveniente da Delianuova. Al bivio, contraddistinto da un cartello del Parco Nazionale d'Aspromonte, andare a sinistra dapprima in discesa e poi in salita che ci condurrà dopo circa 15 chilometri a Gambarie d'Aspromonte.
Il percorso tra andata e ritorno misura circa 80 chilometri e, considerato il suo dislivello, sarebbe opportuno dividerlo in due giorni prevedendo un pernotto al casello di San Giorgio fruibile dietro richiesta autorizzazione al Corpo Forestale dello Stato.
Dati tecnici:
- Lunghezza percorso: andata e ritorno 80 chilometri
- 50% sterrato - 50% asfalto
- Dislivello totale: 1500 metri circa
- Punto più alto: Montalto
1950 mt slm
- Percorribilità: da aprile a novembre
- Disponibilità acqua:
alla partenza, località Acqua della Face, Casello di San Giorgio
- Recapiti
utili: Corpo Forestale dello Stato Stazione di Gambarie: 0965743121
Ente Parco Nazionale d’Aspromonte: 0965743060
Hotel Centrale Gambarie d'Aspromonte: 0965743133 0965743141
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