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Questa è la descrizione del Tour che Claudio, biker padovano, ha effettuato nell'Appennino Meridionale insieme a Luca.
Trent'anni fa (ne avevo dodici) ho avuto in regalo la mia prima bicicletta seria e da quel momento migliaia di chilometri
son passati sotto le mie ruote: paesi e città ne ho visti tanti, in mezza Europa, ma mai il territorio attraversato è stato
così affascinante come quest'anno in Campania e Calabria.
E chi mi conosce sa che non sono incline ai complimenti. E' dal 1999 che esploro l'Appennino in compagnia dell'amico
Luca: in quell'occasione pedalammo da Orbetello ad Ancona; l'anno dopo fu la volta della Circeo-Gargano attraverso il
Parco d'Abruzzo. Ed eccoci al 2001: il 12 maggio alle 7 siamo alla stazione ferroviaria di Agropoli, pronti per affrontare i
700 chilometri che ci separano da Reggio Calabria passando per le montagne dei Parchi nazionali, anche se un'enterite
virale contratta proprio nei due giorni precedenti la partenza mi ha parecchio indebolito.
La prima tappa è dedicata agli Alburni: dopo aver lasciato alle nostre spalle gli splendidi templi di Paestum, ci
inerpichiamo faticosamente sino alla quota di circa 1300 metri, dapprima su asfalto, poi su sterrato, per vagare nei
boschi sommitali sino all'incontro con un pastore che ci indica una scorciatoia per scendere verso S.Angelo; la giornata
si conclude con un acquazzone, evitato grazie ad una jeep di un altro locale che ci accompagna in valle: risaliamo poi
sino a Roscigno ove pernottiamo.
Il giorno seguente il forte vento e la bassa temperatura ci fanno desistere dal progetto originale di salire sul Cervati e
scavalcata così la sella del Corticato (indossando i pantaloni invernali!) caliamo nel Vallo di Diano. Ammirata la
splendida Certosa di Padula, tentiamo di seguire la ferrovia abbandonata delle Calabro-Lucane ma scopriamo subito che
binari, traversine e rovi ne rendono impossibile l'utilizzo: la statale per Lagonegro si rivela un'alternativa perfetta, essendo
completamente priva di traffico, e pedaliamo sotto un bel sole sino al Lago Sirino, ove ho fissato l'arrivo della nostra
seconda tappa.
Terzo giorno in sella: una splendida e fresca giornata ci vede sfrecciare veloci lungo la superstrada del Sinni per poi
risalire faticosamente verso S.Severino Lucano ove assaggiamo i "ritorceddi", un incrocio tra i gnocchi fatti in casa e le
orecchiette; da Mezzana-Frido inizia la durissima salita verso il piano di Acquatremola, con pendenze sino al 15-16%
che mi costringono a percorrere alcuni tratti a piedi: raggiunto l'inizio dello sterrato, ci accorgiamo che l'unico modo per
salire verso la Grande Porta del Pollino è spingere la bici a mano e solo alcuni brevi tratti ci permettono di rimontare in
sella. La bellezza di questo monte ripaga però ampiamente della fatica: un ambiente sempre più grandioso si mostra ai
nostri occhi, unici umani presenti sul Pollino in quel pomeriggio, mentre decine di pini loricati svettano sulle creste in
mezzo ai loro simili inceneriti dai fulmini. Il silenzio irreale della Grande Porta ci accoglie alle 18.15: è tardi e non vi è
alcun segnavia che indichi il sentiero per il Rifugio de Gasperi; viva la tecnologia, chiamo con il telefonino il presidente
della sezione CAI di Castrovillari che molto cortesemente mi spiega come trovare la mulattiera: una lunga discesa ci
porta sino al rifugio ove arriviamo nel buio alle 20.45 e la ottima cucina del cordiale gestore ci ritempra della fatica. Il
giorno dopo (il quarto) ci aspetta la traversata dell'Orsomarso: una veloce discesa ci fa calare rapidamente a
Campotenese e poco dopo iniziano gli sterrati che traversano tutto questo settore del parco nazionale. Tocchiamo i piani
di Novacco e quelli di Campolongo, ammirando estesissime faggete e le splendide fioriture giallo-blu che ammantano i
prati, e ripercorriamo il tracciato della ferrovia che serviva un secolo fa per il trasporto del legname; una vertiginosa
discesa ci porta infine a Lungro e poi ancora più giù all'autostrada, dove ci preleva con la sua auto il gentilissimo Attilio
Onofrio del CAI di Cosenza e ci trasporta, nonostante qualche problema con la polizia stradale a causa del portabici,
sino al lago di Cecita. Quinta tappa: alle 9 in punto otto scatenati bikers di Cosenza piombano in hotel ed inizia la
danza! Su subito con strappi mozzafiato (e mozzagambe, ovviamente) sino alla sommità del Cozzo del Principe, poi con
percorso più agevole attraverso i Piani di Macchiatonda ed il lago di Ariamacina sino alla stazione di Silvana Mansio, ove
la sezione del CAI di Cosenza ci ha preparato un'accoglienza degna del Giro d'Italia: un magnifico buffet allestito nei
vagoni del treno della Sila!
Ovviamente, dopo tutti quegli assaggi, i bicchieri di vino ed il risotto, è duro ripartire, complice la salitella dopo il paese:
ma la vista dei laghi, lo splendido ambiente della Sila e la cordialità degli amici di Cosenza rendono assai piacevole il
pomeriggio e dispiace doversi salutare in vista ormai di Villaggio Palumbo. Sesto giorno in sella: ci aspetta la Sila
Piccola in compagnia di due cordialissimi soci del Cai di Catanzaro, Pino e Angelo, che puntualissimi si presentano alle
8.15. Finalmente riusciremo a pedalare senza borsa portabagagli, grazie alla loro auto! La mattina è dedicata alla valle
del Tacina, lungo la quale risaliamo tra piste sterrate, guadi, errori di percorso e splendidi boschi sino alla Caserma del
Gariglione, da cui, oltrepassato Tirivolo e percorsi alcuni chilometri su asfalto, una lunga e faticosa discesa su sterrato ci
deposita in vicinanza di Villaggio Mancuso. Nel pomeriggio una splendida discesa di quasi 50 km. su asfalto ci fa calare
dai 1300 metri di questa località sino al mare e dopo 108 chilometri ci riposiamo in una suggestiva azienda agrituristica
sulla costa dello Ionio. Il penultimo giorno è dedicato alle Serre e bellissimo si rivela il percorso sino alla cantoniera di
Monte Cucco, lungo le piste sterrate del Sentiero Italia, all'interno di fitte foreste che ci riparano dall'aria afosa dello
scirocco che ha preso il sopravvento; ammirata la Certosa di Serra S.Bruno, altre salite e discese ci portano al Passo
della Limina, alle porte del Parco Nazionale dell'Aspromonte, in mezzo a numerosi capi di bestiame semibrado. A causa
dei lavori di restauro in corso, l'unico alberghetto esistente quassù è chiuso e perciò dobbiamo calare a Mammola per
dormire, ma la cosa si rivela assai piacevole per la bella fattoria che ci ospita in mezzo ai limoneti: a cena gustiamo lo
stocco, specialità del luogo, ed un gelato che i locali chiamano "pezzoduro". Ultimo giorno: risaliti in auto al Passo della
Limina, pedaliamo lungo la strada di dorsale sino a Zervò, incontrando numerose scolaresche in visita all'Aspromonte (gli
alunni non sembrano molto felici di dover camminare!); all'ex-sanatorio cerchiamo inutilmente, a causa dell'assenza di
segnale per i telefonini, di metterci in contatto con un biker di Reggio, Pasquale, con cui abbiamo appuntamento: egli mi
racconterà poi via e-mail di averci cercato anche lui invano.
Pazienza, sarà per l'anno prossimo! Nel pomeriggio Luca dice che vuole vedere il mare e così decidiamo di non salire sul
Montalto, ma calare invece verso Bagnara Calabra: pensavamo ad una piacevole discesa sin dove s'infrange l'onda ed
invece da Delianuova vi sono trenta chilometri di saliscendi che quasi mi stroncano, facendomi meditare di giungere a
Reggio con il treno da Bagnara! La bellezza della costa, il percorso pianeggiante e l'aria di mare fan miracoli, tanto che
mi riprendo e percorriamo in sella anche gli ultimi 29 chilometri di questo affascinante viaggio nel Sud, arrivando così al
nostro record assoluto di 133 km in una sola tappa: andando verso la stazione ferroviaria sfiliamo lungo il bel lungomare
di Reggio e al di là dello stretto si profila la Sicilia …
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NOTE TECNICHE:
MTB usate : front suspended con gruppi Shimano XT, portapacchi e borsa portabagagli
Km. totali : 717
Tappe : 8
Lunghezza tappe :
12-5 Km. 75 Alburni
13-5 Km. 84 Vallo Diano
14-5 Km. 86 Pollino
15-5 Km. 65 Orsomarso
16-5 Km. 78 Sila Grande
17-5 Km. 108 Sila Piccola
18-5 Km. 88 Serre
19-5 Km. 133 Aspromonte
Media per tappa : 89,6 km
Dislivelli salite : circa 9300 metri
Altitudine massima : m.1947 alla Grande Porta del Pollino
Problemi tecnici : 1 foratura , 1 caduta (lieve)
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